indietro a pag. 26

siete a pagina nr. 27

alla prima pagina

fondo pagina

Il permesso di soggiorno può essere revocato 
Il matrimonio di comodo non dà sempre la cittadinanza 
(Tar Abruzzo, sez. Pescara 1185/2001)


 

 
  La donna extracomunitaria che sposa un cittadino italiano e si separa dopo pochi mesi perde il diritto alla cittadinanza. E dunque, allo scadere del permesso di soggiorno deve essere espulsa. Così ha deciso il Tribunale amministrativo regionale dell'Abruzzo, sezione di Pescara, che ha respinto un ricorso presentato da una cittadina extracomunitaria. La donna aveva sposato un italiano per evitare un provvedimento di espulsione, ma si era separata dal marito dopo pochi mesi di matrimonio. Di qui il provvedimento di revoca del permesso di soggiorno da parte del questore di Pescara e la presentazione del ricorso. Ricorso che veniva rigettato perché, a detta dei giudici amministrativi:" Il venir meno della effettiva convivenza matrimoniale, in un lasso di tempo brevissimo, è, invero, ragione valida e sufficiente per l’adozione dell’atto di revoca". In caso contrario, infatti:" l’istituto matrimoniale verrebbe strumentalizzato per il raggiungimento di finalità diverse e/o ulteriori". (21 dicembre 2001)

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo. Sezione Staccata di Pescara 1185/2001



ha pronunciato, ai sensi dell’art. 26 L. 6.12.1971, n. 1034, u.c. [1] , quale sostituito dall’art. 9 della legge 21.7.2000, n. 205, comma 1°, la seguente

SENTENZA

nel giudizio proposto con ricorso n. 645 del 2001 da V. D., costituita in giudizio, con gli avv.ti Furcese Mila e Maurizio Tolentino, elettivamente domiciliata in giudizio presso lo studio del primo difensore, via Lazio, 40 – Pescara;

contro

il MINISTERO DELL’INTERNO,

in persona del Ministro p.t.

rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato – L’Aquila;

per l’annullamento

del provvedimento del Questore di Pescara in data 17.5.2001 (revoca del permesso di soggiorno).

Visti il ricorso, l’atto di costituzione in giudizio, nonché gli atti ed i documenti esibiti;

Uditi alla Camera di Consiglio del 22 novembre 2001 il Cons. Dino NAZZARO, nonché l’avv. Mila Furcese e l’avv. dello Stato Fabio Tortora;

Ritenuto quanto esposto negli atti di causa;

Considerato che il ricorso si prospetta infondato e può essere deciso in forma semplificata, poiché, in

FATTO E DIRITTO

sono risolutive le seguenti considerazioni, che:

i motivi di ricorso si sostanziano essenzialmente sul rilievo dell’esistenza di un documento di matrimonio, celebrato il 29.6.2000 (certificato Com. di Collecorvino del 3.7.2000), e che ad esso è seguito un periodo di convivenza effettiva, sia pure di pochi mesi; che comunque la separazione dei coniugi non scioglie il vincolo coniugale.

La ricorrente, invero, come si evidenzia dal puntuale e motivato atto di revoca, era presente sul territorio nazionale in stato di clandestinità ed aveva regolarizzata la propria posizione in data 4.7.2000, in virtù del citato matrimonio, beneficiando della inespellibilità prevista dall’art. 19 D. lgs 286/1998 [2] , in quanto "coniuge convivente" di cittadino italiano; la medesima, pertanto, ha ottenuto il permesso di soggiorno per "famiglia" con validità fino al 4.7.2002 e luogo di abitazione e convivenza in Collecorvino.

Il venir meno della effettiva convivenza matrimoniale, in un lasso di tempo brevissimo, è, invero, ragione valida e sufficiente per l’adozione dell’atto di revoca, così come già precisato da questo Tribunale (sent. n. 936/2001), diversamente l’istituto matrimoniale verrebbe strumentalizzato per il raggiungimento di finalità diverse e/o ulteriori.

Sul piano formale il provvedimento appare motivato e sufficientemente istruito, essendosi in presenza di una precisa dichiarazione del coniuge; la "irreperibilità", inoltre trova conferma nella documentazione esibita in atti ed in particolare nella richiesta di trasferimento di residenza anagrafica, che porta la data dell’1.8.2001, successivo ai tempi di adozione del provvedimento.

Conclusivamente il ricorso va respinto e le spese seguono la soccombenza [3] .

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo –Sezione staccata di Pescara-

- RESPINGE il ricorso in epigrafe;

- condanna la ricorrente al pagamento, in favore dell’Amministrazione convenuta, delle spese di causa che si liquidano, per onorario d’avvocato, diritti di procuratore e spese vive, in complessive lire 1.500.000 (unmilionecinquecentomila).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Cosiì deciso in Pescara nella Camera di Consiglio del 22 novembre 2001.


Antonio Catoni, Presidente

Dino NAZZARO, Consigliere – est.

Pubblicata mediante deposito il 07.12.2001


 

torna a inizio pagina

alla prima pagina